Il ministro umarell – Il Fatto Quotidiano

Il cosiddetto ministro della Giustizia Carlo Nordio può dirsi soddisfatto. Un mese fa abbiamo lanciato un sondaggio online per eleggere il peggior Guardasigilli di sempre e ha vinto lui, scavalcando impiastri di tutto rispetto come Biondi, Castelli, Alfano e Cartabia. Ieri la raccolta di firme per cacciarlo ha superato le 40 mila in mezza giornata. Del resto, ci voleva del talento per trasformare un colpo di fortuna per il governo come l’arresto di MMD in un suicidio di massa, dichiarando guerra ai pm e agl’investigatori che l’hanno messo a segno. Chissà cosa ci ha trovato in lui la Meloni per strapparlo al suo habitat naturale – Forza Italia – e candidarlo al Quirinale, poi alla Camera, infine alla Giustizia. Perché di Nordio tutto si può rimproverare fuorché di nascondere le sue pessime intenzioni. È da quando, nel 1995, Craxi latitante ad Hammamet fu intercettato al telefono con un certo Salvatore (poi risultato essere l’avvocato Lo Giudice, che definiva Nordio “uno fidato con cui stiamo lavorando assieme” contro il pool Mani Pulite), che detesta le intercettazioni e i magistrati più bravi di lui (cioè quasi tutti).

Se FdI voleva accreditarsi come una destra nuova e diversa, legalitaria, devota a Borsellino e alla “certezza della pena”, l’ultimo da ingaggiare era lui. Anche perché è talmente pieno di sé da ignorare il consiglio di starsene zitto e buono per un po’, lasciare che gli italiani si scordino la cattura di MMD, e poi infilare la schiforma delle intercettazioni in qualche leggina sulla foca monaca fra luglio e agosto, quando la gente è al mare. Mentre Meloni&C. gongolavano perché l’arresto eccellente distraeva l’attenzione dalle loro figure di palta su condoni, rave, cash, pos e accise, lui si precipitava ad aggiungerne un’altra. E col solito stile dell’orecchiante che parla per sentito dire di cose che non sa, ma con gran prosopopea, come gli umarell ai cantieri. Uso ai salotti di Cortina e alle terrazze romane più che alle aule giudiziarie, s’è infilato in chiacchiere da bar sulle intercettazioni che rovinano i galantuomini (tipico cruccio dei riccastri e delle damazze che temono per l’argenteria), i pm che intercettano a casaccio, i marescialli che poi chissà cosa trascrivono, signora mia dove andremo a finire. Ha spacciato condannati e prescritti per innocenti perseguitati e tizi mai intercettati per vittime delle intercettazioni. E ha paventato un altro Parlamento “supino ai pm”, quando gli ultimi otto parlamenti hanno varato un centinaio di leggi anti pm e pro delinquenti. Senz’accorgersi che, specie nel post-MMD, all’ipotesi di un Parlamento supino ai pm antimafia, la gente risponde: magari! Quando Meloni&C. lo restituiranno alla sua vera vocazione, quella di umarell, sarà sempre troppo tardi.

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Lo scienziato italiano più citato al mondo è l’oncologo Carlo Maria Croce: “In Italia i ricercatori trattati come miserabili” – Il Fatto Quotidiano

“In Italia i ricercatori sono trattati come dei miserabili ed è per questo che in molti vanno via dal paese. Hanno costretto ad andare via anche me: fino al 2015 lavoravo sia all’Ohio State University che all’Università di Ferrara; poi in Italia mi hanno forzato al pensionamento, ma sapevo già che avrei potuto lavorare ancora […]

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Prova d’appello – Il Fatto Quotidiano

Un gruppo di intellettuali, fra cui i nostri amici Montanari e De Masi, hanno firmato un appello per un’alleanza in extremis fra 5Stelle e Pd nel Lazio contro la destra. L’appello sconta un buon tasso di ingenuità e utopismo: alle Regionali manca poco più di un mese. Ma lo spirito è sacrosanto: che senso ha che chi si oppone al governo Meloni corra l’un contro l’altro armato? Anche la domanda, però, sconta un buon tasso di ingenuità e di utopismo, perché oscura i fatti degli ultimi sei mesi: le ragioni profonde di una frattura che solo due anni fa sarebbe parsa lunare, ma oggi rende lunari gli appelli che la ignorano. Il Pd, sposando il governo Draghi non come soluzione emergenziale, eccezionale e temporanea, ma come scelta strategica di campo, ha buttato a mare l’alleanza col M5S che nel Conte2 funzionava bene. Ha aderito con foia alla decinquestellizzazione dell’Italia avviata da Draghi (bellicismo atlantista e riarmista, guerra a Spazzacorrotti, Superbonus, Reddito di cittadinanza, dl Dignità, salario minimo; ritorno a trivelle, fossili e inceneritori) e ora completata da Meloni&C..

Per salvare il (da loro) compianto governo dei Migliori e al contempo l’alleanza col M5S, a Letta&C. sarebbe bastato stralciare l’inceneritore di Roma dal dl Aiuti (che riguardava tutt’altro) e appoggiare alcuni dei 9 punti dell’Agenda sociale di Conte, così a luglio i 5Stelle avrebbero votato la fiducia. Invece il loro piano era annientarli: prima con la scissione assistita di Di Maio&C. (a cui promisero e concessero collegi elettorali), poi con la cacciata di Conte dal centrosinistra per stritolarlo nella tenaglia del Rosatellum e avviare un nuovo percorso con Calenda (che poi cambiò idea). Il 25 settembre gli elettori han deciso diversamente, vanificando l’ennesimo Conticidio. Ma quel progetto è rimasto intatto per Lombardia e Lazio: il Pd ha deciso i suoi candidati in solitudine (Majorino) o in tandem con Calenda (D’Amato), salvo poi strillare perché i 5Stelle correvano anziché estinguersi. Strilli comprensibili se il M5S valesse il 7%: ma i sondaggi lo danno al 17, mentre al 7 languono Calenda e Renzi. Bene ha fatto Conte a superare le ruggini e trovare un’intesa sui contenuti a Milano, sebbene nessuno gli avesse chiesto nulla su candidato e programma. Ma è a dir poco arduo immaginare un’intesa a Roma, la città dell’inceneritore: per giunta con D’Amato, scelto da quel Calenda che fa alleanze con chiunque, ma i 5Stelle li vuole morti. A meno che, folgorato sulla via di Santa Palomba, D’Amato&C. non convincano almeno Gualtieri a ritirare l’inceneritore. E non spieghino che razza di alleanza è quella in cui il terzo e il quinto partito portano il candidato e il programma, e il secondo partito porta i voti.

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Sorpresi mentre stavano scassinando la cassaforte di un albergo a Jesolo, ma i ladri restano liberi grazie alla riforma Cartabia – Il Fatto Quotidiano

Entrambi i ladri erano stati sorpresi all’interno di un albergo sul litorale del Lido di Jesolo, mentre stavano tentando di aprire una cassaforte e si erano già impossessati di un televisore. Ma gli agenti del commissariato non hanno potuto che arrendersi, alzando le mani non tanto di fronte ai malintenzionati, bensì alla riforma Cartabia, che […]

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