La città che non ricorda

In una città apparentemente normale, Lorenzo vive una vita ordinaria fino al giorno in cui trova una fotografia nella cassetta postale. Nell’immagine compare una donna che non ha mai visto, eppure qualcosa in lui la riconosce. Da quel momento, la realtà inizia a incrinarsi.

Oggetti che non dovrebbero esistere compaiono improvvisamente. Luoghi cambiano posizione. Persone ricordano eventi mai accaduti. E Lorenzo, lentamente, scopre di essere al centro di un esperimento segreto chiamato Mnemosyne, un progetto capace di manipolare la memoria collettiva e, con essa, la realtà stessa.

Affiancato da Elena, una donna che sostiene di conoscerlo da sempre, Lorenzo intraprende un viaggio sempre più destabilizzante tra versioni multiple della città, ricordi che non gli appartengono e verità che mettono in discussione la sua identità. Quando scopre di essere lui stesso il nodo centrale del sistema, la scelta diventa inevitabile: salvare una realtà imperfetta o rischiare di perderle tutte.

Tra tensione psicologica, mistero e riflessione filosofica, *La città che non ricorda* è un romanzo che esplora il confine fragile tra memoria e identità, tra ciò che è reale e ciò che scegliamo di ricordare. Un viaggio inquietante e profondo in cui nulla è definitivo, e ogni certezza può dissolversi.

Perché la memoria non è solo ciò che conserviamo.

È ciò che ci definisce.

E, a volte, ciò che può distruggerci.

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S&P lancia l’allarme recessione e dimezza la crescita del Pil per l’Italia

L’allarme arriva da una delle principali agenzie di rating globali, Standard & Poor’

L’allarme arriva da una delle principali agenzie di rating globali, Standard & Poor’s, e scuote le prospettive economiche italiane ed europee. Nel suo ultimo aggiornamento del Global Economic Outlook, S&P ha drasticamente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Italia, dimezzando il Pil previsto per il 2026 allo 0,4%, rispetto allo 0,8% indicato solo pochi mesi fa.
Si tratta di un segnale forte che riflette un contesto internazionale sempre più instabile, dominato dall’aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche, in particolare legate al conflitto in Medio Oriente. Proprio il rincaro del petrolio, arrivato a sfiorare i 110 dollari al barile, viene indicato come uno dei principali fattori di rischio per la crescita globale.
Secondo gli analisti di S&P, i rischi economici sono “in rapido aumento” e potrebbero tradursi in una vera e propria recessione tecnica per l’Europa già nella seconda metà dell’anno. In uno scenario particolarmente negativo, l’inflazione potrebbe superare il 5% nei mesi primaverili, comprimendo consumi e investimenti e rendendo più difficile l’azione delle banche centrali.
L’Italia appare tra i Paesi più esposti a questo scenario. La sua struttura economica, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e caratterizzata da una crescita storicamente debole, la rende particolarmente vulnerabile agli shock esterni. Non a caso, il taglio delle previsioni italiane è più marcato rispetto ad altri grandi Paesi europei: mentre l’Eurozona nel complesso viene rivista all’1%, l’impatto sul nostro Paese è decisamente più pesante.
L’effetto combinato di inflazione elevata e rallentamento della crescita rischia di generare una fase di “stagflazione”, cioè una situazione in cui l’economia cresce poco o nulla mentre i prezzi continuano a salire. In questo contesto, anche il credito potrebbe diventare più costoso e meno accessibile, con ulteriori ripercussioni su imprese e famiglie.
Non solo: il deterioramento dello scenario internazionale potrebbe incidere sulla stabilità finanziaria. Alcuni osservatori parlano di un possibile shock economico paragonabile, per intensità, a quello vissuto durante la pandemia di Covid-19, soprattutto se il conflitto dovesse prolungarsi o intensificarsi.
Le nuove stime di S&P non si limitano al breve periodo. Anche le previsioni per gli anni successivi sono state riviste al ribasso, con una crescita attesa dello 0,8% nel 2027 e dello 0,7% nel 2028. Questo indica che il rallentamento potrebbe non essere temporaneo, ma segnare una fase più lunga di debolezza economica.
Sul piano politico ed economico, l’allarme lanciato dall’agenzia rappresenta un campanello d’allarme per il governo italiano e per le istituzioni europee. Sarà necessario intervenire con politiche mirate per sostenere la crescita, contenere l’impatto dell’inflazione e rafforzare la resilienza del sistema economico.
In definitiva, il quadro delineato da S&P è chiaro: l’Italia si trova di fronte a una fase critica, in cui fattori globali e fragilità strutturali interne rischiano di convergere, rendendo concreto lo spettro di una nuova recessione. La capacità di risposta delle istituzioni nei prossimi mesi sarà determinante per evitare che questo scenario si trasformi in realtà.

 

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Italia deferita per il caso Almasri: crisi diplomatica e nodo della cooperazione internazionale

L’Italia è stata ufficialmente deferita dalla Corte penale internazionale (CPI) all’Assemblea degli Stati

L’Italia è stata ufficialmente deferita dalla Corte penale internazionale (CPI) all’Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione nel caso Almasri, una decisione che segna un passaggio delicato nei rapporti tra Roma e la giustizia internazionale. La notizia, confermata nelle ultime ore da diverse fonti, riporta al centro dell’attenzione una vicenda già fortemente controversa sul piano politico e giuridico.
Il deferimento riguarda la gestione del cittadino libico Njeem Osama Almasri, accusato di gravi crimini tra cui torture e abusi sui detenuti. Arrestato in Italia su mandato della CPI, Almasri non è stato consegnato alla Corte ma è stato rimpatriato in Libia, una decisione che secondo i giudici dell’Aia ha impedito l’esecuzione del mandato internazionale.
Secondo la Corte, l’Italia non avrebbe rispettato gli obblighi derivanti dallo Statuto di Roma, che impongono agli Stati membri di cooperare pienamente con l’istituzione, in particolare nell’arresto e nella consegna degli indagati. La mancata esecuzione della richiesta e l’assenza di un confronto diretto con la CPI sulle eventuali criticità procedurali sono tra i principali rilievi contestati a Roma.
Il deferimento non comporta automaticamente sanzioni, ma ha un forte peso politico e reputazionale. L’Assemblea degli Stati Parte, organo di controllo della Corte, esaminerà ora il caso e potrà formulare raccomandazioni sul comportamento dell’Italia. Nei prossimi mesi, il governo sarà chiamato a chiarire la propria posizione e a indicare come intende garantire una piena cooperazione futura.
Sul piano interno, la vicenda continua a produrre effetti significativi. Il caso Almasri è diventato un terreno di scontro politico, con l’opposizione che accusa il governo di aver danneggiato la credibilità internazionale del Paese. Alcuni osservatori parlano apertamente di “figuraccia internazionale”, sottolineando come la mancata cooperazione con la CPI metta in discussione l’affidabilità dell’Italia nei contesti multilaterali.
Parallelamente, emergono anche sviluppi giudiziari: la procura di Roma ha avanzato richieste di rinvio a giudizio nei confronti di figure istituzionali coinvolte nella gestione del caso, segno che la vicenda è tutt’altro che chiusa anche sul fronte interno.
Il nodo centrale resta quello del rapporto tra diritto internazionale e decisioni sovrane. Da un lato, l’Italia rivendica la necessità di valutazioni autonome, anche alla luce di eventuali criticità nelle procedure di arresto o nelle richieste concorrenti di estradizione. Dall’altro, la CPI sottolinea che spetta alla Corte e non ai singoli Stati stabilire le priorità e le modalità di esecuzione dei mandati.
In prospettiva, il caso Almasri potrebbe avere conseguenze durature. Oltre al possibile impatto sulla reputazione internazionale, la vicenda potrebbe spingere a una revisione delle procedure italiane in materia di cooperazione giudiziaria, per evitare nuovi contenziosi con organismi sovranazionali.
In definitiva, il deferimento rappresenta un passaggio critico: non solo per l’esito della singola vicenda, ma per il ruolo dell’Italia nel sistema della giustizia internazionale e per l’equilibrio, sempre più complesso, tra sovranità nazionale e obblighi globali.

 

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