L’orrore della repressione in Iran: “Tagliano l’elettricità, uccidono le persone con i mitragliatori e portano via i corpi”

La repressione delle proteste in Iran ha raggiunto un livello di violenza

La repressione delle proteste in Iran ha raggiunto un livello di violenza che molti osservatori internazionali ha definito un vero e proprio massacro. Dall’inizio delle manifestazioni a fine dicembre 2025, milioni di cittadini in oltre 31 province si sono sollevati contro le condizioni economiche drammatiche, la svalutazione della moneta e la repressione politica. La risposta del regime è stata brutale, con un uso sistematico della forza da parte delle forze di sicurezza per soffocare il dissenso.

 

Blackout, oscurità e violenza
Uno degli aspetti più inquietanti della repressione è il blackout deliberato delle comunicazioni e dell’elettricità in molte aree del paese. Le autorità hanno spesso tagliato internet e la rete telefonica prima di dispiegare le forze di sicurezza, una tattica che servirebbe a isolare le comunità e a impedire la diffusione di informazioni sulle violenze in corso.
In un rapporto recente, Amnesty International e Human Rights Watch hanno documentato l’uso diffuso di armi da fuoco contro manifestanti, comprese pistole cariche di pallini di metallo, fucili e altri armamenti letali. Tali violenze hanno portato a un numero crescente di morti e feriti, con centinaia di persone che sono state colpite mortalmente o gravemente da proiettili.

 

Uccisioni indiscriminate e testimonianze
Numerose testimonianze, mediche e oculari, descrivono scene di caos: spari automatici, colpi ravvicinati diretti contro la folla e morti ovunque. Medici che hanno trattato i feriti riferiscono di un’escalation nell’utilizzo di munizioni vere, con ferite di proiettile ben più gravi rispetto agli scontri con proiettili a pallini osservati in passato.
Un medico ha descritto un passaggio drastico nella natura delle ferite dopo il blackout delle comunicazioni, passando da lesioni lievi a ferite mortali causate da armi da fuoco vere e proprie.

 

Corpi in strada e nelle strutture sanitarie
I video e le immagini che filtrano da Teheran e da altre città mostrano corpi avvolti in sacchi neri all’esterno degli obitori, con centinaia di morti sistemati in lunghe file. In alcuni casi, camion e pickup sarebbero stati usati per trasportare i cadaveri verso strutture sanitarie o forensi, dove famiglie disperate tentano di identificare i loro cari.
Un reportage internazionale ha documentato la situazione al centro forense di Kahrizak, dove migliaia di corpi si accumulano in spazi improvvisati, con personale medico sopraffatto e famiglie costrette a lunghe attese per riconoscere i resti.

 

Bilancio delle vittime e risposta globale
Le stime sulle vittime variano ampiamente: rapporti ufficiali da organizzazioni per i diritti umani parlano di almeno 2.500 morti, mentre altre fonti indipendenti e stime di ricercatori suggeriscono che il numero potrebbe superare decine di migliaia, rendendo questa repressione una delle più sanguinose nella storia recente del paese.
La comunità internazionale ha espresso condanna per l’uso eccessivo della forza e per le violazioni dei diritti umani, con appelli a cessare immediatamente le violenze e a proteggere i civili. Tuttavia, il regime iraniano continua a incolpare “elementi esterni” e “terroristi” per la situazione, negando responsabilità dirette.
Le immagini e le testimonianze provenienti dall’Iran raccontano una realtà di repressione violenta, blackout delle comunicazioni, uso di armi da fuoco letali contro manifestanti e un numero crescente di vittime il cui dolore e sacrificio rischiano di essere sommersi dall’oscurità imposta dal regime. La comunità internazionale resta in attesa di risposte decisive per porre fine a quella che sembra essere una spirale di violenza contro la popolazione civile.

 

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