Alberto Trentini è un operatore umanitario italiano di 46 anni, recentemente al centro dell’attenzione nazionale e internazionale per essere stato detenuto in Venezuela per oltre 423 giorni e liberato il 12 gennaio 2026 grazie a un’operazione diplomatica internazionale.
Formazione e carriera nella cooperazione
Nato a Venezia il 10 agosto 1979, Trentini si è laureato in Storia moderna e contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha poi proseguito la sua formazione con specializzazioni nel settore umanitario, tra cui un master in sanificazione dell’acqua a Leeds e percorsi formativi nel Regno Unito.
Nel corso di oltre un decennio ha lavorato in contesti di sviluppo e emergenza in vari Paesi, tra cui Perù, Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano, sempre nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale.
La missione in Venezuela e l’arresto
Nel ottobre 2024 Trentini si era recato in Venezuela per conto della ONG francese Humanity & Inclusion, un’organizzazione prestigiosa impegnata dal 1997 nell’assistenza a persone con disabilità e nella promozione dell’inclusione sociale.
Il 15 novembre 2024, mentre viaggiava da Caracas verso Guasdualito per una missione di assistenza, è stato fermato da agenti del Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e gli stranieri (SAIME) e successivamente trasferito in custodia presso la Direzione Generale del Controspionaggio Militare a Caracas.
Nonostante il periodo di detenzione, non sono mai state formalmente comunicate accuse ufficiali contro Trentini, e per molti mesi la sua famiglia e le autorità italiane non hanno avuto notizie chiare sulla sua situazione.
Una detenzione lunga e controversa
Durante la sua permanenza nel carcere di El Rodeo I, noto per sovraffollamento e condizioni difficili, Trentini ha trascorso più di 14 mesi detenuto senza processo né accuse note, generando preoccupazione sia in Italia sia presso organismi internazionali per i diritti umani.
La famiglia, le autorità italiane e diverse organizzazioni umanitarie hanno seguito il caso con attenzione, richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire diritti e trasparenza nel trattamento dei cittadini stranieri detenuti all’estero.
La liberazione e il rientro in Italia
La svolta è arrivata il 12 gennaio 2026, quando il governo venezuelano, guidato dall’allora presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha deciso di liberare Trentini e altri detenuti, tra cui anche il connazionale Mario Burlò, dopo un intenso lavoro diplomatico italiano con supporto internazionale.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha confermato che Trentini si trovava in buone condizioni di salute presso l’ambasciata italiana a Caracas e sarebbe presto rientrato in patria.
Un ritorno atteso
Il caso di Alberto Trentini ha evidenziato le complessità della cooperazione internazionale in contesti geopolitici delicati e la necessità di strumenti diplomatici efficaci per garantire la tutela dei cittadini all’estero. La sua liberazione rappresenta un momento di sollievo per la famiglia e per chi da mesi seguiva con apprensione l’evolversi della vicenda.
