La Corte di giustizia dell’Unione europea ha messo un punto fermo su una delle vicende giudiziarie più longeve e controverse del capitalismo italiano, respingendo il ricorso presentato da Fininvest contro la condanna al risarcimento in favore della CIR della famiglia Carlo De Benedetti. Con la decisione di Lussemburgo, viene confermata la linea già tracciata dalla giustizia italiana: nessuna violazione del diritto dell’Unione nel percorso che ha portato al riconoscimento dell’indennizzo.
La controversia affonda le radici negli anni Ottanta, nel contesto della cosiddetta “guerra di Segrate” per il controllo del gruppo Mondadori. Un conflitto societario che ha attraversato decenni e livelli di giudizio diversi, fino alla sentenza della Corte d’appello di Milano del 2011, che aveva condannato Fininvest a versare a CIR circa 564 milioni di euro per danni da responsabilità extracontrattuale, legati a una sentenza civile ritenuta frutto di corruzione giudiziaria. Una decisione poi confermata in Cassazione nel 2013.
Nel tentativo di ribaltare l’esito, Fininvest aveva invocato il diritto europeo, sostenendo che la normativa italiana applicata al caso violasse principi fondamentali dell’Unione, in particolare in materia di certezza del diritto e tutela della concorrenza. Argomenti che, tuttavia, non hanno convinto i giudici europei. Secondo la Corte Ue, il sistema di responsabilità civile italiano e le modalità con cui è stato riconosciuto il risarcimento non contrastano con il diritto comunitario, né ledono le libertà economiche garantite dai Trattati.
La pronuncia di Lussemburgo ha un valore che va oltre il singolo caso. Da un lato, rafforza il principio di autonomia degli ordinamenti nazionali nella disciplina della responsabilità civile, purché nel rispetto dei parametri europei. Dall’altro, conferma che il diritto dell’Unione non può essere utilizzato come strumento per rimettere in discussione sentenze definitive, salvo violazioni evidenti e sostanziali delle norme comunitarie.
Per CIR e per Carlo De Benedetti, la decisione rappresenta la chiusura definitiva di una battaglia giudiziaria durata oltre trent’anni. Per Fininvest, invece, segna l’esaurimento di tutte le principali strade legali percorse per contestare il maxi risarcimento. In termini più ampi, il caso continua a essere emblematico del complesso intreccio tra potere economico, giustizia e politica che ha caratterizzato una fase cruciale della storia italiana recente.
Con questa sentenza, la Corte di giustizia dell’Unione europea ribadisce il proprio ruolo di garante dell’interpretazione uniforme del diritto Ue, ma al tempo stesso delimita con chiarezza il proprio perimetro di intervento, lasciando agli Stati membri la responsabilità ultima di giudicare e risolvere le grandi controversie civili interne.
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