L’elettore differenziato – Il Fatto Quotidiano

Ogni tanto, per empatia, ci mettiamo nei panni del tipo umano più vessato e frustrato d’Europa: l’elettore del Pd. In 15 anni, oltre a una decina di segretari, ne ha viste e subite di tutti i colori. E deve aver maturato uno stomaco d’acciaio e un fegato di ghisa, per digerire l’alleanza con B., il culto di CdB, Monti, Draghi e banchieri vari, la resistenza a Renzi e persino a Orfini, la depressione per Letta, il militarismo atlantista come valori assoluti al posto della pace, l’ostracismo a Conte per regalare l’Italia a Meloni. Qualcuno nell’ultimo anno, a furia di insistenze dai vertici, ha avuto financo l’impressione di intravedere, in una notte di luna piena, l’Agenda Draghi. Ora però anche l’elettore più di bocca buona fatica ad arraparsi per la sfida fra il presidente e la vicepresidente dell’Emilia Romagna. L’unico brivido è su data e modalità (in presenza o online, magari su Rousseau?), che cambiano ogni giorno col tasso di umidità: l’evento verrà annunciato con messaggio Whatsapp la sera prima, a sorpresa, come i rave party (fra l’altro vietati).

Intanto lo sventurato elettore assiste agli attacchi isterici dei capi perché la destra che ha vinto le elezioni avvicenda i dirigenti pubblici nominati dal Pd che le aveva perse. E mai una parola netta e definitiva contro le vere vergogne del governo. Pigolii sulle controriforme della giustizia. Sottili distinguo sul presidenzialismo (il Pd lo preferisce nella variante “semi”: come le demi-vierge, convinte che la verginità sia questione di centimetri). E strani balbettii sull’autonomia differenziata, cioè sulla secessione del Nord ricco dal Centro-Sud. L’ideona delle Regioni leghiste, approdata cinque anni fa ai referendum nel Lombardo- Veneto, fu sposata da Bonaccini e da Chiamparino buonanima. Figurarsi con quale credibilità oggi l’aspirante segretario del Pd può contrastare il ddl Calderoli col passaggio di competenze su sanità e istruzione dallo Stato alle Regioni, se nel 2018 lo chiedeva pure lui. Infatti dice e non dice, per non dare l’impressione di pensarla come la pensa. Invece quel gran genio di Eugenio Giani, presidente toscano, come la pensa lo dice al Foglio (così lo sentono in pochi), tanto i voti li ha presi: “L’autonomia differenziata è di sinistra”. Perbacco. A questo punto l’elettore Pd andrà da un prete, anche se non ci crede, per confessarsi e capire cos’ha fatto di male per meritare simili punizioni. Se è ancora giovane, gli resta una sola speranza: che il Pd faccia come gli attori che 55 anni fa interpretarono Romeo e Giulietta nel film di Zeffirelli e ora denunciano la produzione perché costretti a girare scene di nudo da minorenni. Se tutto va bene, la denuncia del Pd contro la ben più oscena secessione dei ricchi arriverà nel 2077. O giù di lì.

Sorgente: L’elettore differenziato – Il Fatto Quotidiano

Hits: 117

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*